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Sacchetti per la spesa: gli shopper biodegradabili sono tossici?

I sacchetti per fare la spesa, i cosiddetti shopper, potrebbero nascondere delle insidie per la salute, anche biodegradabili. Proprio così, il movimento ecologista europeo “Fare Ambiente”, sulla base di alcune dichiarazioni rilasciate dall’Istituto Europeo per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha chiesto un’audizione alla Camera, in Commissione Ambiente, per verificare la reale “tossicità dei sacchetti biodegradabili per la natura e quindi per l’uomo”.

Secondo l’ISPRA, gli shopper in questione (realizzati in un materiale Mater-Bi dalla Novamont), verrebbero prodotti in base alla norma EN 13432 del 2002, che definisce i requisiti fondamentali di un materiale “compostabile” e “biodegradabile” in centri di compostaggio industriale. E questa non considererebbe in realtà, lo smaltimento degli stessi nell’ambiente.

In questo modo, i comuni sacchetti per la spesa, potrebbero non rispettare tutte le regole europee sullo smaltimento, in quanto, come riporta Erika Botticelli, vicepresidente nazionale del movimento Fare Ambiente, “secondo l’Istituto Europeo per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l’utilizzo di amidi per la produzione di plastiche biodegradabili, sarebbe fino a 10 volte più dannoso per l’ambiente e 5 per l’uomo, rispetto alle normali plastiche biodegradabili, prodotte con additivi certificati biodegradabili”.

Lei stessa sottolinea che, la norma presa a riferimento, la 13432, parla solo di parametri tecnici e non affronta tematiche di tipo giuridico. Inoltre permettere l’attuazione della norma dei rifiuti, per l’utilizzo dei sacchetti in questione, continua Marco Banini di Fare Ambiente, metterebbe a rischio anche 20mila posti di lavoro, per crearne appena 1.000. L’unica azienda italiana a possedere il brevetto per la produzione degli shopper biodegradabili, infatti, è solo la Novamont.


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