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Depressione, cause: nel cervello dei malati non si attiva “circuito dell’odio”

Chi soffre di depressione ha anche una visione alterata di sé, vivendo pesanti squilibri nella sfera dell’, come il disgusto della propria persona, ma meno degli altri.

Proprio in questo senso l’equipe del dottor Jianfeng Feng dell’University of Warwick, nel Regno Unito, ha scoperto che la patologia può comportare uno “sganciamento dei circuiti dell’odio” nel .

Le persone depresse, come spiega il dottor Feng, sulla rivista Molecular Psychiatry, “incapaci” di disprezzare gli altri, trasformano questo sentimento in odio verso se stessi e la spiegazione scientifica è che le parti nel cervello coinvolte nell’elaborazione di questa emozione, che sono il putamen, il giro frontale e l’insula, non comunicano tra loro “distaccandosi” e compromettendo la capacità di provare questi stati d’animo in modo naturale.

La sperimentazione che lo ha dimostrato ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale (MRI) monitorando il cervello di oltre 70 persone, 39 depresse e 37 no.

I test hanno evidenziato differenze sostanziali nelle due tipologie mentali, registrando inoltre che anche altri tipi di meccanismi neurologici sarebbero coinvolti nello sviluppo di quest’alterata capacità di giudizio, come quello del rischio/ azione, compromesso nel 92% dei casi e quello relativo alle emozioni/ ricompensa, distorto nell’82% dei partecipanti.

Le conseguenze di questi squilibri quindi oltre a generare un crescente sentimento d’odio verso di sé, provocherebbe solitamente anche un ritiro dalle interazioni sociali e un enorme senso di solitudine.


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